Oltre gli stereotipi fin dalla prima infanzia: la sperimentazione del modello Be.St entra nel vivo delle scuole primarie
Da gennaio a giugno si è conclusa la prima fase del percorso formativo previsto all’interno di Be.St – Beyond Stereotypes, l’iniziativa coordinata da Fondazione PuntoSud per promuovere un’educazione paritaria e contrastare gli stereotipi di genere fin dai primi anni di scolarizzazione. Il progetto, della durata complessiva di tre anni (2025-2028), è stato selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini (CIB) nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Questa prima fase ha visto il coinvolgimento attivo e diretto di due istituti scolastici pilota: l’I.C. Sottocorno di Milano, situato nel quartiere Rogoredo, e l’I.C. Balilla-Imbriani di Bari, nel quartiere Madonnella.
L’adesione da parte del personale docente è stata particolarmente significativa, con circa 40 insegnanti che hanno preso parte a un ciclo intensivo di 9 sessioni di formazione. Più che a un classico momento d’aula, i partecipanti hanno dato vita a un vero laboratorio di riflessione collettiva, mettendo in discussione e rielaborando la propria pratica didattica ed educativa quotidiana.
Un aspetto fondamentale emerso chiaramente in questi mesi riguarda la natura stessa di Be.St: non si tratta di un pacchetto di interventi isolato o di una materia aggiuntiva da inserire nel programma scolastico, ma di un modello d’applicazione globale e sistemico. L’obiettivo è agire sull’ambiente educativo nel suo complesso per favorire un cambiamento duraturo nei comportamenti e nelle relazioni. Attraverso 9 principi guida, Be.St mette infatti a disposizione delle scuole criteri e strumenti operativi per orientare ogni dimensione dell’esperienza scolastica: dalle forme di comunicazione istituzionale con le famiglie fino alla scelta dei libri di testo e alla gestione degli spazi ricreativi.
La formazione offerta alle docenti ha radicato le sue basi su evidenze scientifiche e analisi socio-economiche riguardanti la genesi dei pregiudizi di genere. Le ricerche infatti dimostrano come a 5 anni bambini e bambine tendano ad associare l’idea di “brillantezza” o “genialità” in egual misura al proprio genere; tuttavia, già tra i 6 e i 7 anni si registra un calo significativo nella percezione delle bambine, che iniziano ad attribuire tali qualità prevalentemente ai maschi. Questo condizionamento precoce incide sull’autostima e proietta i suoi effetti a lungo termine, spiegando in parte la minore presenza femminile nei percorsi di studio STEM, le disparità salariali (gender pay gap) e le persistenti barriere all’accesso ai ruoli dirigenziali.
Per decostruire questi automatismi, il percorso si è focalizzato in primo luogo sulla performatività del linguaggio (Principio 2), riflettendo su come la lingua plasmi la realtà e lavorando sul superamento del maschile sovraesteso per valorizzare l’uso dei termini femminili anche nelle professioni e nei ruoli di responsabilità. Parallelamente, le insegnanti hanno esplorato il riequilibrio della didattica (Principio 3), analizzando criticamente i manuali scolastici per restituire il giusto spazio al contributo storico e scientifico femminile e per proporre problemi di logica slegati dai ruoli tradizionali.
Un’attenzione centrale è stata riservata anche alla cura come competenza universale (Principio 8), superando l’idea che l’accudimento e l’ascolto emotivo siano prerogative unicamente femminili e coinvolgendo anche i bambini maschi nella gestione degli spazi comunitari e nell’empatia reciproca. A questo si è affiancata la riflessione sui condizionamenti del gioco (Principio 4), lavorando per restituire alla scuola spazi ludici inclusivi e liberi dalle rigidità del binarismo di genere.
Il modello Be.St parte dal presupposto che la scuola non possa operare da sola, ma debba integrarsi con l’intera comunità educante. Il dialogo con le famiglie (Principio 5) viene strutturato in modo aperto e inclusivo, per valorizzare la pluralità delle esperienze familiari e condividere scelte pratiche — come l’attenzione ai materiali scolastici — volte a evitare stereotipi. Sul fronte organizzativo, la formazione continua dei docenti (Principio 7) viene integrata direttamente nel Piano di Formazione d’Istituto deliberato dal Collegio Docenti, supportata da strumenti di autoformazione e dalla piattaforma Be.St. Infine, l’apertura ai partenariati territoriali (Principio 9) consente di arricchire la didattica attraverso la collaborazione con enti e associazioni specializzate su temi come la narrazione, il gioco e l’educazione all’affettività.
Il lavoro svolto nelle scuole pilota Sottocorno di Milano e Balilla-Imbriani di Bari ha gettato basi solide per il prosieguo del triennio. La grande partecipazione delle insegnanti conferma l’importanza di fornire al mondo della scuola strumenti concreti per accompagnare bambini e bambine verso una crescita libera da condizionamenti, fondata sul rispetto e sulla piena realizzazione delle proprie aspirazioni.
Per approfondire il modello best visita il sito: https://best.puntosud.org/
Il progetto, che utilizza il modello Be.St di PuntoSud, è un progetto selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, realizzato con il sostegno della Fondazione BNL e con il contributo della Fondazione Haiku.


